Trump Xo

La Cina potrebbe investire 1 trilione di dollari nelle importazioni di prodotti USA: all’orizzonte un accordo win-win

Il PIL cinese è ai minimi del 1990 e la conseguenza principale è rintracciabile nella guerra dei dazi con Trump, che non accenna a quietarsi. La corsa cinese è stata infatti interrotta a più riprese da Washington, in una fase dello sviluppo tecnologico tanto delicata per tutto il mondo.

La crescita cinese, alla fine del 2018, ha mostrato valori pari al 6,4%, ma alcuni analisti temevano risultati ben peggiori.

In questa situazione, l’intera economia cinese è certamente soggetta a eventi esogeni in grado di affossare l’economia, come nel caso dei dazi americani o dei ban. Ma la scelta cinese è volta a favorire adesso anche la domanda interna, abbandonando in parte l’eccessiva attenzione riposta nei confronti delle esportazioni.

E forse proprio per questa ragione, nell’ultimo mese del 2018, le esportazioni hanno fatto registrare una contrazione prossima al 4,5%, mentre la riduzione delle importazioni ha sfiorato il 7,6%.

Ma se, fino all’anno scorso, le trattative con Washington non sembravano promettere bene, le stime attuali potrebbero essere soggette a interessanti ritocchi.

La Cina avrebbe infatti reso noto di poter aumentare le importazioni di prodotti americani per circa un trilione di dollari. Si parlerebbe di una manovra in grado di ridurre drasticamente il deficit commerciale americano.

Più nello specifico, la proposta consiste nell’incrementare le importazioni per un massimo di sei anni, vale a dire fino al 2024, così da controbilanciare le ingenti esportazioni negli USA, che Trump ha sempre reputato come causa principale dell’eccessiva crescita commerciale cinese e della stagnazione americana. Così facendo, si ritiene che il surplus a favore della Cina possa essere azzerato già nel 2024. E si parla di una cifra che, l’anno scorso, era pari a 323 miliardi di dollari.

Secondo i primi studi a riguardo, tale manovra potrebbe arrivare ad incrementare il PIL americano di circa lo 0,9% all’anno, e fino al 3% nel 2024.

Inoltre, le ripercussioni sul mercato azionario potrebbero essere enormi.

In prima battuta, la semplice diffusione della proposta ha permesso all’S&P 500 di guadagnare quasi il 2%, con estrema soddisfazione del Presidente Trump, che aveva recentemente ripetuto la convinzione che un accordo con Xi Jinping potesse spingere il mercato finanziario americano verso un netto e duraturo rialzo. Una dichiarazione questa volta indubbiamente saggia, soprattutto in considerazione del fatto che proprio l’oramai lunga guerra iniziata contro la Cina ha contribuito ad espandere il deficit come mai prima d’oggi.

E si ritiene che la nuova proposta sia così interessante da non poter essere rifiutata.

Secondo le ultime analisi della Federal Reserve, infatti, la crescita del PIL americano nel lungo periodo non potrà agevolmente superare l’1,9%. La ragione è essenzialmente dovuta a una troppo modesta crescita della forza lavoro, che si ferma allo 0,2% annuo, e a una produttività sotto le stime più pessimistiche. Incrementare le esportazioni costituirebbe, in altri termini, il metodo più semplice e immediato per guidare la crescita americana di lungo periodo.

Inoltre, dopo il 2024, vale a dire al termine del periodo di incremento delle importazioni di prodotti americani, la bilancia commerciale cinese potrebbe uscirne seriamente dipendente dai prodotti USA, così da continuare a sostenere, sebbene in minor parte, la bilancia commerciale di Washington, con la piena approvazione di industrie e investitori internazionali.

Dunque, considerato l’innegabile vantaggio per l’economia americana, si ritiene che le due parti possano continuare a discutere i dettagli dell’accordo già entro la fine del mese. Trump potrebbe così decidere di revocare alcuni dazi per favorire gli scambi: la fine della guerra commerciale, già prevista dagli analisti, potrebbe quindi giungere ancora prima di marzo, mese in cui scadrà la tregua fissata tra Trump e Xi Jinping.

Sommandosi alle recenti dichiarazioni rese note dopo il G20, in cui si faceva riferimento a uno sforzo maggiore da parte della Cina nell’acquisto di prodotti agricoli, la nuova proposta cinese potrebbe dunque mettere definitivamente un punto sulla lunga serie di azioni e reazioni che, negli ultimi mesi, hanno finito per danneggiare entrambi i Paesi. E le conseguenze negative potrebbero finalmente cessare anche per tutti gli importatori di tecnologie cinesi, che costituiscono ancora la base di partenza per la creazione di un futuro digitale tale da sostenere, negli anni a venire, il Pil delle principali potenze economiche.